Piatti pronti, snack e bibite gassate, ma anche biscotti e cereali per la colazione. Gli alimenti detti ultraprocessati sono presenti quotidianamente sulle nostre tavole più di quanto si immagini.
Ma che cosa si intende esattamente per cibi ultraprocessati? Rientrano in questa categoria gli alimenti che contengono ingredienti lavorati, per lo più utilizzati esclusivamente nell’industria alimentare, come zuccheri di vario tipo (fruttosio, maltodestrina, destrosio, lattosio), oli modificati (per esempio oli idrogenati), fonti proteiche (proteine idrolizzate, glutine, caseina, proteine del siero di latte).
Un’altra caratteristica dei cibi ultraprocessati è in genere la presenza di additivi come aromi, esaltatori di sapidità, coloranti, emulsionanti, dolcificanti, addensanti e così via, che sono impiegati nella lavorazione per migliorare l’appetibilità del cibo o per conferire al prodotto finale proprietà sensoriali migliori nell’aspetto, nel gusto, nel profumo o nella consistenza.
Un numero crescente di studi suggerisce che il consumo di questi alimenti abbia effetti dannosi sulla salute dell’organismo. In particolare, vi sono prove che tale consumo sia associato a numerose patologie, come per esempio l’obesità, il diabete di tipo 2, le malattie cardiometaboliche ecc.
Gli effetti dei cibi ultraprocessati possono essere in parte spiegati dalla loro alta densità calorica e dal loro scarso profilo macronutriente. In altre parole, molte calorie, ma pochi nutrienti per grammo.
Inoltre, anche se non è ancora chiaro per quale motivo e in quale modo, gli additivi alimentari, le sostanze prodotte durante la produzione di questi alimenti e i contaminati derivanti dal packaging, sembrano avere un impatto negativo sulle modalità di assorbimento dei nutrienti, sul senso di sazietà, sulla risposta glicemica e sulla composizione e funzione del microbiota intestinale.
Come ridurre il consumo di cibi ultraprocessati
Un recente studio pilota ha analizzato gli effetti di un intervento comportamentale volto a ridurre il consumo di cibi ultraprocessati. In sole 8 settimane, i partecipanti hanno quasi dimezzato l’assunzione quotidiana di questi alimenti. In particolare, la percentuale totale di calorie provenienti quotidianamente dai cibi ultraprocessati è diminuita del 23%, l’assunzione di grassi saturi del 37% e quella degli zuccheri aggiunti del 50%. Inoltre, i partecipanti hanno perso in media 3,5 kg e hanno riportato benefici dal punto di vista sia fisico sia mentale, come per esempio un miglioramento dell’aspetto della pelle e dell’umore.
Il programma includeva diversi interventi che avevano lo scopo di aiutare per esempio nell’identificazione dei cibi ultraprocessati e nella preparazione di pasti con un ridotto contenuto di questi alimenti. Inoltre, è stato fornito ai partecipanti un supporto finanziario per l’acquisto di cibi minimamente processati e indicazioni su come farlo con un budget limitato. Infine, sono stati insegnati i principi di una forma di psicoterapia denominata acceptance and commitment therapy (ACT) con l’obiettivo di aiutare i partecipanti a prendere decisioni alimentari determinate dai loro obiettivi a lungo termine piuttosto che da impulsi momentanei.
Fonti
- Monteiro CA et al. Ultra-processed foods: what they are and how to identify them. Public Health Nutr. 2019 Apr;22(5):936-941. doi: 10.1017/S1368980018003762. Epub 2019 Feb 12. PMID: 30744710; PMCID: PMC10260459.
- Hagerman CJ et al. A Pilot Study of a Novel Dietary Intervention Targeting Ultra-Processed Food Intake. Obes Sci Pract. 2024 Dec 8;10(6):e70029. doi: 10.1002/osp4.70029. PMID: 39654611; PMCID: PMC11625872.