Quando si parla di prediabete ci si riferisce a una condizione caratterizzata da alti livelli di glicemia, ma non ancora tali da far parlare di diabete.
Spesso chi convive con il prediabete non ne è consapevole perché nella maggior parte dei casi non si manifesta con sintomi evidenti. Tuttavia, i danni a lungo termine causati dall’alterazione della glicemia, soprattutto a carico di cuore, vasi sanguigni e reni, potrebbero essere già in corso. La progressione verso il diabete e le sue complicanze può essere però prevenuta e i valori della glicemia possono tornare nella norma. Per farlo, è necessario agire su alimentazione e stile di vita, con l’obiettivo prioritario di favorire il controllo del peso.
L’obesità rappresenta, infatti, un importante fattore di rischio per prediabete e diabete perché l’eccesso di tessuto adiposo può influenzare il controllo metabolico e la sensibilità all’insulina (l’ormone che regola i livelli di zuccheri nel sangue). Fortunatamente, una perdita di peso anche modesta, pari al 5-10% del peso corporeo, può migliorare la glicemia, il profilo lipidico e la pressione sanguigna. Nel prediabete, dimagrire può ritardare l’insorgenza del diabete di tipo 2, mentre nei pazienti con diabete di tipo 2 già conclamato può contribuire a migliorare il controllo glicemico e invertire la progressione della malattia.
Tuttavia, perdere peso e mantenere quello raggiunto rappresentano spesso una vera e propria sfida. Un recente studio ha analizzato i principali ostacoli e i fattori facilitanti nella gestione ottimale del peso nel diabete di tipo 2 e nel prediabete.
Quali sono i fattori che favoriscono o ostacolano la perdita di peso
La revisione ha identificato cinque macroaree attorno a cui ruotano il successo o il fallimento della gestione del peso nel diabete di tipo 2 e nel prediabete:
- alimentazione, dieta, esercizio fisico
- esperienze e conoscenze del paziente e degli operatori sanitari
- percezioni e comportamenti, ossia credenze, motivazioni, convinzioni e atteggiamenti nei confronti della dieta e dello stile di vita
- il ruolo di medici e sanitari e i modelli di cura
- gli ostacoli – individuali, sociali e psicologici – che remano contro il successo del percorso di dimagrimento.
Per quanto riguarda la dieta e l’esercizio fisico, le linee guida raccomandano una dieta equilibrata e almeno 150 minuti a settimana di esercizio aerobico e di resistenza di intensità moderata-alta. I cambiamenti dello stile di vita devono però essere adattati alle esigenze culturali e personali. Gli studi esaminati hanno infatti evidenziato diversi fattori che possono ostacolare l’aderenza nel lungo periodo alle indicazioni dietetiche e all’attività fisica, come per esempio:
- difficoltà ad accedere a cibo salutare e/o alla pratica di attività fisica per limitate disponibilità economiche
- cattive abitudini alimentari
- ostacoli in ambito familiare o sul posto di lavoro.
Per quanto riguarda quest’ultimo punto, determinate tradizioni possono intralciare la modifica stabile delle abitudini alimentari, rendendo più facile cedere a voglie e tentazioni che interrompono la routine e portano ad eccedere con il cibo. In alcune comunità, anche preparare pasti separati per un solo membro della famiglia può rappresentare una sfida pratica. Tra i fattori che possono, invece, favorire l’autogestione emergono il supporto della famiglia e pasti e schemi alimentari personalizzati.
Lo studio ha inoltre evidenziato, da un lato, una scarsa fiducia del paziente nelle proprie capacità nel raggiungere gli obiettivi e, dall’altro, dubbi sull’efficacia a lungo termine delle strategie adottate.
Sul fronte delle percezioni e dei comportamenti, molti pazienti si trovano a fare i conti con la sensazione di isolamento e di fame nervosa, con il desiderio di mangiare come gli altri, con una scarsa capacità di autoregolazione ecc.
Più in generale, fattori culturali, regionali, dietetici, religiosi, socioeconomici o legati alla propria immagine corporea, al genere, alla salute mentale e al grado di alfabetizzazione possono influenzare il comportamento e le intenzioni dei pazienti, spingendoli a eccedere con il cibo. Una consulenza inadeguata e una scarsa sensibilità culturale da parte dei medici possono complicare ulteriormente le cose.
Gli studi esaminati suggeriscono quindi che il supporto familiare e professionale, insieme ad un approccio personalizzato possono favorire una gestione efficace del peso. Inoltre, dai dati raccolti emerge la necessità di affrontare in futuro il tema delle disuguaglianze, delle barriere linguistiche e della disinformazione e di rafforzare gli strumenti tecnologici a disposizione dei pazienti.
Fonti
- https://www.mayoclinic.org/diseases-conditions/prediabetes/symptoms-causes/syc-20355278
- Ghosal S, Heron N, Mason KJ, Jordan KP. A systematic review of the perspectives of adults with type 2 diabetes mellitus or prediabetes on behavioural weight management. BJGP Open. 2026 Mar 4:BJGPO.2025.0291. doi: 10.3399/BJGPO.2025.0291. Epub ahead of print. PMID: 41781270.