Il prediabete è una condizione caratterizzata da un anomalo metabolismo dei carboidrati, che determina alterati livelli di glicemia, senza che i valori superino le soglie che fanno scattare la diagnosi di diabete di tipo 2. Tale condizione rappresenta un fattore di rischio per lo sviluppo di questa condizione e di malattie cardiovascolari.
Un ruolo centrale nella prevenzione del prediabete e della sua evoluzione verso il diabete spetta alla modifica dello stile di vita. Lo studio Diabetes Prevention Program, per esempio, ha dimostrato che, in soggetti con prediabete, un intervento intensivo focalizzato sul raggiungimento e mantenimento di due specifici obiettivi – la perdita del 7% del peso corporeo e la pratica di 150 minuti di attività fisica di intensità moderata a settimana – può ridurre il rischio di insorgenza di diabete di tipo 2 del 58% in 3 anni.
Tuttavia, secondo l’American Diabetes Association, per una corretta gestione dello stile di vita è necessario valutare l’effetto combinato di molteplici fattori, includendo non solo quelli convenzionali, come la dieta, l’attività fisica, il fumo, l’alcol, ma anche aspetti psicosociali ugualmente importanti, ma spesso trascurati, come lo stato civile e la presenza o meno di sintomi depressivi.
Un gruppo di ricercatori cinesi ha quindi deciso di valutare gli effetti di uno stile di vita sano sul rischio di prediabete e sui marcatori ematici del controllo glicemico (glicemia a digiuno ed emoglobina glicata, che misura il livello medio di glicemia negli ultimi 2 o 3 mesi).
Uno stile di vita sano comprende più fattori, anche psicosociali
Gli studiosi hanno analizzato i dati di quasi 10 mila adulti che hanno partecipato, dal 2005 al 2018, alla National Health and Nutrition Examination Survey, un’indagine nazionale condotta annualmente dall’agenzia statunitense per la salute pubblica (Centers for Disease Control and Prevention), che esamina la salute e la nutrizione di adulti e bambini negli Stati Uniti.
Oltre a diversi aspetti dello stile di vita (dieta, attività fisica, abitudine al fumo, consumo di alcol, durata del sonno, circonferenza della vita), i ricercatori hanno preso in considerazione anche la presenza o meno di relazioni coniugali stabili e di sintomi depressivi.
A ciascun fattore è stato assegnato un punteggio, pari a 1 o a 0. La somma dei punteggi di tutti gli otto fattori ha costituito il punteggio finale relativo allo stile di vita sano, variabile da 0 a 8.
In particolare, è stato assegnato un punteggio pari a 1 in caso di:
- dieta sana, che abbia ottenuto un punteggio pari o superiore a 60 secondo l’Healthy Eating Index (indicatore che, con un punteggio da 0 a 100, misura quanto un regime alimentare rispetta le linee guida dietetiche americane);
- almeno 150 minuti di attività fisica di intensità moderata o 75 minuti di attività fisica di intensità vigorosa a settimana, o una combinazione equivalente delle due;
- non abitudine al fumo;
- consumo di alcol inferiore a un drink al giorno per le donne e due al giorno per gli uomini:
- 7-9 ore di riposo notturno al giorno;
- circonferenza della vita inferiore a 102 cm per gli uomini e a 88 cm per le donne;
- punteggio inferiore a 10 secondo il questionario di valutazione dello stato depressivo PHQ-9;
- essere sposati o conviventi.
È emerso così che chi raggiunge un punteggio pari a 7-8 ha il 53% di probabilità in meno – quindi un rischio praticamente dimezzato – di sviluppare prediabete rispetto agli individui che totalizzano 0-2. Allo stesso modo, chi segue uno stile di vita più sano ha valori di glicemia a digiuno ed emoglobina glicata più bassi.
Lo studio ha inoltre rilevato che ogni aumento di un punto dello stile di vita è associato a una riduzione del 12% del rischio di prediabete e dell’emoglobina glicata e della glicemia a digiuno, suggerendo una relazione dose-risposta.
Questo studio quindi non solo conferma il ruolo dello stile di vita sano e dei fattori psicosociali nella riduzione del rischio di prediabete e nel miglioramento del controllo glicemico, ma evidenzia anche come i cambiamenti cumulativi offrano una protezione più efficace rispetto ai singoli fattori considerati singolarmente, suggerendo un effetto benefico additivo. In particolare, i ricercatori sottolineano che le buone abitudini sono tra loro interconnesse e possono agire in modo sinergico: una corretta alimentazione, l’attività fisica regolare e un sonno adeguato contribuiscono infatti a migliorare la sensibilità all’insulina, ridurre l’infiammazione e mantenere l’equilibrio energetico, tutti elementi chiave nel controllo della glicemia. Allo stesso modo fattori psicosociali come relazioni coniugali stabili e minori livelli di sintomi depressivi possono favorire una riduzione dello stress, una migliore regolazione emotiva e l’adozione di comportamenti più salutari, rafforzando la resilienza metabolica.
In definitiva, i risultati dello studio invitano a considerare, nelle strategie di prevenzione del prediabete basate sullo stile di vita, un approccio multidimensionale, che tenga conto non solo della salute fisica ma anche quella di mentale.
Fonti
- Nuha A. ElSayed, Grazia Aleppo, Vanita R. Aroda, Raveendhara R. Bannuru, Florence M. Brown, Dennis Bruemmer, Billy S. Collins, Marisa E. Hilliard, Diana Isaacs, Eric L. Johnson, Scott Kahan, Kamlesh Khunti, Jose Leon, Sarah K. Lyons, Mary Lou Perry, Priya Prahalad, Richard E. Pratley, Jane Jeffrie Seley, Robert C. Stanton, Robert A. Gabbay; on behalf of the American Diabetes Association, 2. Classification and Diagnosis of Diabetes: Standards of Care in Diabetes—2023. Diabetes Care 1 January 2023; 46 (Supplement_1): S19–S40. https://doi.org/10.2337/dc23-S002
- Qin J, Xu W, Li Y, Sun D, Xu H, Bao D, et al. Impact of a comprehensive healthy lifestyle on pre-diabetes risk and glycaemic control: insights from NHANES 2005–2018. BMJ Nutrition, Prevention & Health. 2025;8:. https://doi.org/10.1136/bmjnph-2025-001260
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- About National Health and Nutrition Examination Survey. – https://www.cdc.gov/nchs/nhanes/about/index.html (accesso aprile 2026)
- Krebs-Smith SM, Pannucci TE, Subar AF, et al. Update of the Healthy Eating Index: HEI-2015. J Acad Nutr Diet 2018; 118:1591–602.doi:10.1016/j.jand.2018.05.021